sabato 5 dicembre 2015

Dedicato a tutte le ostetriche

Tutto è iniziato con un semplice scambio di Whatsapp con la mia amica Elisa, ostetrica.
Tra un lamento per il bimbo raffreddato una settimana sì e un giorno no, un'informazione sulla panificazione e acquisti di farina, mi confessa una cosa sulle lunghe lievitazoni: "E' propedeutico, anche in sala parto bisogna aspettare pazientemente".

Questa semplice frase mi ha fatto pensare al suo lavoro.
Molti non sanno che questa è la professione più vecchia del mondo (contrariamente a quello che si crede). Platone diceva che la levatrice è una donna "che ha fatto studi classici, che ha intelligenza sveglia e memoria pronta. Deve essere studiosa, attiva, robusta, compassionevole, sobria, paziente, riflessiva e prudente. Non deve essere collerica, intrigante ed avara, e non deve pensare alla civetteria". 
Una donna che partorisce è lì, presa dai suoi dolori, dalla respirazione, dal pensiero che di lì a poco terrà il suo piccolo tra le braccia. L'ostetrica (si sta avendo anche una svolta maschile), invece, aspetta pazientemente. Controlla che tutto vada per il meglio, assicura la mamma e la rincuora nei suo momenti rinunciatari. 
La sua figura è importantissima perché non si occupa solo di assistenza durante gravidanza, parto e puerpuerio, ma è anche supporto ed educatrice per i genitori nella cura del neonato. E' colei che può sfatare tutti i falsi miti che la tradizione popolare si porta dietro, allattamento e svezzamento sono i principali.
Il rapporto con l'ostetrica è più informale perché elimina la sensazione di dover essere curate. La gravidanza non è una malattia!! 

Per tutti questi motivi, ho dedicato il mio panbrioche a tutte le ostetriche: solo loro sanno cosa vuol dire lavorare e aspettare che la tua creazione esca pronta dal forno dopo 12 ore dall'inizio del processo.
Del resto tutti noi siamo passati dalle mani di un'ostetrica.

 

Alla prossima pasticciata.
 
 

domenica 24 maggio 2015

Applicazioni della pasta brioche

Come tutti i bambini, anche il mio Leo non mangia i dolci che prepara la mamma. Ahimè!
Ho dovuto ingegnarmi per trovare qualcosa di divertente e diverso dalle solite cose. Ho preso spunto dalle classiche merendine a forma circolare con il cioccolato dentro.


 
Avevo dei pirottini da muffin che mi aspettavano da un po' in dispensa e le ho usate per tenere la forma. In pratica ho fatto la pasta brioche, per l'ultima lievitazione l'ho stesa a rettangolo molto sottile, ho spalmato uno strato di cioccolata spalmabile alla nocciola e arrotolata. Ho tagliato dei dischi da 2 cm di spessore e posizionati nei pirottini. Una volta lievitate le girelle, le ho spennellate con una miscela di tuorlo e panna e infornate.
 
Ho pensato anche a noi e alle nostre colazioni. Ho fatto delle trecce da mangiare alla domenica.

Alla prossima pasticciata.
 

venerdì 8 maggio 2015

Biscotti e Montersino

Facciamo un passo indietro. 
Ventotto febbraio di quest'anno. Centro di Verona. Evento: mini raduno di montersiniani veronesi e non. Ho conosciuto bella gente con tanta voglia di pasticciare: Claudia, Elena, Maddalena (a 8 mani abbiamo organizzato l'incontro), Marina, Niccolò, Catia e Antonella. 



 L'ho detto che era un mini raduno.... 
Neanche da dire che, dopo le conoscenze di rito, la prima tappa è stato il Plurimix. E' come andare a Roma e non vecere il Papa. Non avevo bisogno di altre caccavelle per completare la collezione, ma un attrezzo mi mancava.


Lo stampo per biscotti! Ne ho presi 3. Il primo è questo in foto con cupcake, l'altro con la scritta MADE HOME e uno più normale con la forma di frollino.



Una sera avevo voglia di pasticciare, non avevo più biscotti e, ohibò, perché non fare qualche biscolatte
Basta dirlo.



Per praticità ho preferito prima fare  lo stampo e poi col coppapasta tagliare la forma tonda. Consiglio di schiacciare bene perché il biscotto in cottura cresce e la figura non viene bene.
Sono molto simpatici anche da fare con i bimbi.

Alla prossima pasticciata.



giovedì 7 maggio 2015

Esprimi un desiderio

Un giorno all'anno abbiamo la possibilità di chiedere qualcosa. Un soffio sulle candeline e via, si aspetta.
Chi sa cosa avrà chiesto il marito della mia amica Sara. Non lo saprò mai, ma spero che la mia torta lo abbia ispirato. Io ho esaudito la richiesta della moglie con una torta alla frutta. Molto semplice: pds classico (Montersino, of course) con bagna analcolica, crema pasticcera al limone e tanta panna e frutta a ricoprirla. La stagione invernale (torta fatta ai primi di marzo) non ha grande scelta di frutta, ho ripiegato sui frutti di bosco e qualche kiwi e fragola di serra.





Alla prossima pasticciata.

domenica 22 marzo 2015

Da dove siamo partiti?

Il tempo passa. Le cose si consumano. I figli crescono. Diventiamo più vecchi. I giorni si susseguono senza rendercene conto. Giorno, notte. Giorno, notte.
E' trascorso un anno dall'ultimo mio post. Un anno. Tanto tempo passato in soli 5 minuti. Non ci si crede.
Ebbene, ricomincio dall'inizio, da dove sono partita: dal dolce classico casalingo. Quello che la nonna ti metteva in mano per merenda. La torta o ciambellone che le mamme non riuscivano a imitare. Il sapore di cui sentirai la mancanza da adulto e che vorresti far provare ai figli.

Ho trovato questa ricetta nel blog di Natalia Cattelani, la mamma e blogger de La prova del cuoco. Vi ho trovato dentro tutto il gusto del PANETTONE (da me chiamano così questo dolce) di mia nonna.


Ricetta:

150g di farina
 150g di fecola di patate
250g di zucchero
150g di burro fuso
4 uova
150ml di latte
una bustina di lievito  per dolci.

Separate i tuorli dagli albumi e montateli con lo zucchero e un pizzico di sale, non devono necessariamente sbianchire. Unire il burro fuso (non caldo). In un'altra ciotola setacciare la farina, la fecola e il lievito. Aggiungere le polveri al composto montato e montare ancora.
Alla fine unire il latte. Con una spatola inserire gli albumi montati a parte con movimento dal basso verso l'alto. Si può insaporire con scorza di limone o arancia e della vaniglia.

Mettere il composto in una teglia imburrata e infarinata da 24 cm di diametro. Infornare in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. La ricetta originale è per una tortiera tonda classica, io ho preferito fare una ciambella. Verrà un dolce più alto.


                                                      Immagine       

Sarebbe ideale servire la torta con lo zucchero a velo.

Che dire? Buona merenda a tutti!


Alla prossima pasticciata.

domenica 25 maggio 2014

Profumi di casa

A "biscottare" c'ho preso gusto. Finora abbiamo sempre mangiato dolcetti alla vaniglia, panna, cioccolato... solite cose. Dovevo fare un gusto più primaverile, qualcosa che non stancasse la bocca, ma riuscisse a ravvivare il palato. Poi ho ricordato di avere della pasta di limone nel congelatore. 
Torniamo indietro di circa un mese..... Per Pasqua siamo stati a casa dei miei (per chi non lo sapesse, in provincia di Salerno). Come brave persone del sud, i miei genitori ci hanno caricato la macchina di verdura, mozzarelle, pelati e limoni: quelli naturali, completamente biologici e profumatissimi. Arrivata a casa, non potevo fare solo limoncello o da spremere nel thé. Ho pensato di fare la pasta di limone: non è un'ingrediente vero e proprio, ma serve per insaporire creme, dolci, biscotti e impasti vari dolci. Dà un profumo molto più intenso e un sapore leggermente più acido della solita grattata di limone. Se ne può preparare molta e conservarla in freezer per un periodo indefinito grazie alla presenza dello zucchero, che è un buon conservante.

PASTA DI LIMONE:
 
120gr di limoni interi senza semi
60gr di buccia di limone non trattata
100gr di sciroppo di glucosio
160gr di zucchero a velo
200gr di zucchero fondente

Lavate i limoni, tagliateli a pezzi anche grossolani, togliete i semi e metteteli nel mixer con tutti gli altri ingredienti.Frullate tutto insieme finché non diventa una crema. Questa operazione richiede un po' di tempo, ma è meglio non frullare eccessivamente, altrimenti la pasta diventa amara. Finito di frullare, io ho preferito passare tutto al setaccio o colino a maglie non troppo fini perché la crema non passerebbe. Si conserva in contenitori ermetici o contenitori in frigo per 20 giorni, altrimenti in freezer per qualche mese. Prima di utilizzarla, meglio dare una bella mescolata.
So già cosa state pensando: ma lo zucchero fondente cos'é? Dove lo trovo? Come si fa? E' uno zucchero che sciolto si usa per coprire bigné o torte. Attualmente nei super ben forniti si può trovare nella sua forma classica in barattoli oppure in polvere. Io ho usato quest'ultimo tipo. Si trova anche nei negozi per il cake design o attrezzature da pasticceria. 

Ai giorni nostri.... ebbene ho sperimentato questi biscotti. Sono del M. Montersino dal libro Croissants & biscotti.

RICETTA:

300gr di burro morbido, non fuso
175gr di zucchero a velo
15gr di miele
100gr di uova
38gr di fecola di patate
485gr di farina 180W
50gr di pasta di limone
1 baccello di vaniglia 
1gr di sale

Montate il burro con zucchero a velo e miele finché non diventano una crema. Aggiungete un uovo alla volta e nel frattempo setacciate in una ciotola farina e fecola. Dopo le uova si uniscono la pasta di limone e la vaniglia, per ultimi la farina con la fecola e il sale. Si impasta tutto molto velocemente, altrimenti la frolla perde aria. Il risultato è morbido, non duro come il classico biscotto di frolla. 
A questo punto, si mette l'impasto nella pistola sparabiscotti con la bocchetta per formare i fiori. Io non ce l'ho e ho fatto delle ciambelline con il sac-à-poche e bocchetta tonda da 12 mm su una tegli rivestita di cartaforno. Si infornano a 180° per 10-15 min.





Alla prossima pasticciata! 

 

giovedì 13 marzo 2014

Biscottiamo

Titolo scontato, ma non potevo esimermi. A chi non piacciono i biscotti? Io li A-DO-RO! Vuoi mettere una sera sul divano a guardare la TV con il tuo bel sacchettino di dolcetti? E la mattina appena svegli? Pucciarli nel latte... se il biscotto non è buono, ti può rovinare la giornata.
Ho letto un po' di INCI qua e là sulle confezioni e devo dire che nel tempo ne hanno guadagnato in qualità: basta olio di colza, uova solo pastorizzate, niente olio di palma, quindi grassi saturi quasi assenti, pochi zuccheri, ecc. Però manca sempre sapore, oppure non ci sono elementi veramente sani. Ebbene, ho pensato di farmeli da sola. Perché non usare una ricetta del Maestro? La scelta è caduta sui Biscolatte, che ricordano un famoso biscotto a forma di ruota pubblicizzato dal sig. Banderas.




Non sono carini? Passiamo a cose serie:

INGREDIENTI:
485 g farina debole
200 g zucchero semolato
200 g burro morbido
65 g amido di riso
85 g uova intere
40 g panna fresca
20 g sciroppo di glucosio
2 g sale
4 g baking
1 baccello vaniglia

Partiamo subito dalle sostituzioni e raccomandazioni:
- la farina debole è la comune OO che si usa in casa;
-la panna non è quella vegetale che di solito si compra per montare, ma quella fresca di origine animale e in vendita vicino al latte nel banco frigo. Se non si trova o non si vuole usare una quantità così piccola per una confezione da 250 g, si può sostituire con il latte e un'aggiunta di burro, tenendo presente che la panna ha il 32% di grassi. Es: su 40 g di panna calcoliamo il 32% di grassi che sono 12,8 g, che rappresenterebbero il burro. Però il burro è costituito dall'82% di grassi e il resto è acqua, perciò la quantità di burro da usare è 10,5 g e il resto si sostiuisce con 30,5 g di latte;
- lo sciroppo di glucosio si sostituisce col miele in pari quantità;
- dovreste già saperlo, ma lo dico ancora che il baking è il lievito vanigliato, comunemente si trova nelle bustine con gli angeli;
- meglio usare la vaniglia in baccelli e non la vanillina.


Impastate il burro con lo zucchero e lo sciroppo di glucosio, poi si uniscono le uova, la panna e la vaniglia. Setacciate la farina con l'amido e il baking e uniteli alle uova. Alla fine untie il sale. Non lavorate troppo l'impasto perché il burro potrebbe bruciarsi e impazzire. Fate riposare il panetto in frigo 30 minuti, dopodiché lavoratelo velocemente per renderlo morbido. Stendetelo dello spessore di 1,5 cm e coppate dischi da 5-6 cm o a piacere. Ricavatene degli anelli con un coppapasta più piccolo al centro. Io ho usato una formina a forma di fiore per il centro perché non ne avevo uno piccolo tondo. Sono carini! Disponete su teglia con carta forno e cuocete a 160° per 20 min. Nella foto ci sono dei biscotti ricoperti di zucchero muscovado. E' uno zucchero di canna integrale molto aromatizzato dal leggero gusto di liquirizia. Ne avevo un po' in casa e ho provato a spolverizzare i biscotti prima della cottura. Gusto molto interessante anche col muscovado.
Li ho messi in una scatola di latta, dove durano molto e, quando la apro, viene fuori un profumo esaltante.

 Ultima cosa: danno dipendenza!!!
 

giovedì 5 dicembre 2013

Un fiore molto trendy

Lo abbiamo visto su facebook, ci diversi video su youtube che spiegano come farlo, ce ne hanno parlato i nostri amici, la rete impazza per... un fiore! Proprio un fiore, ma di brioche. Sono 4 dischi di pasta brioche, appunto, ripieni, tagliati e modellati in una certa maniera che danno questo fiore molto particolare e buonissimo. Ognuno lo riempi come può: cioccolata (quella più famosa alle nocciole), marmellata di tutti i gusti e perfino in versione salata. 
La maggior parte seguono direttamente la ricetta del video, io ho provato la pasta brioche di Montersino (non potevo prenderne un'altra).



 Prima di scriverla, però bisogna fare un po' di chiacchiere sull'importanza delle farine e del lievito.
Anzitutto bisogna dire che non tutte sono uguali: si dividono per purezza (in gergo tecnico chiamato "abburrattamento"), cioé il grado di macinatura della farina, e si divide in 00, 0, 1, 2 o integrale. La farina 00 è quella più fine. Più aumenta il numero e minor lavorazione ha subito il grano. 
Poi c'è la forza della farina che si divide in debole (180W), media (180-260W), forte (280-350W) e farine speciali (oltre 350W), dovuta cioé alla percentuale di proteine contenute nel cereale. Quest'ultima caratteristica è importante perché è indicativa per l'assorbimento dell'acqua della farina stessa. Detto in poche parole, una farina debole è adatta a biscotti e dolci friabili perché ha bisogno di pochi liquidi, mentre per fare pizza e lievitati si ha bisogno di una farina più forte perché c'è bisogno di molti liquidi in quanto ha tempi di lavorazione molto lunghi per ottenere una struttura ben spugnosa e lievitata. 
Sulle confezioni non è indicato il W della farina, perciò si tiene conto delle proteine indicate sulla tabella di solito al lato della confezione. Una farina per dolci friabili, biscotti e salse ha proteine fino all'11%, per pane, focacce, ciabatte e fette biscottate si usa una farina con proteine da 11 al 12,5%, oltre possiamo fare croissants, brioche e simili. 
Quindi, l'uso dipende dalla presenza del lievito, dai tempi di lavorazione e dalla presenza dei grassi nell'impasto. 
Il lievito fa il lavoro più importante. Il famoso cubetto compresso che si compra nel banco frigo del supermercato di solito è porzionato a 25 g. La grammatura dipende da quanto tempo si ha a disposizione e dal risultato che si vuole ottenere. In pratica succede che una minore grammatura ci permette di avere un impasto molto più digeribile e meno amaro, però si allungano i tempi di lievitazione. Al contrario, più lievito usiamo, meno tempo impiegherà l'impasto a lievitare, ma il risultato è indigesto per il nostro stomaco. E' il motivo per cui a volte non si digerisce bene la pizza.
Sono stata lunga, lo so, ma dovevo spiegare queste cose, altrimenti alcune scelte non si spiegano.

Ingredienti:
500 g farina 0 (240W)
80 g latte intero fresco
12 g lievito di birra
180 g uova (circa 3)
70 g zucchero
15 g miele
10 g rum (va bene qualsiasi liquore)
2 g buccia limone (io ho usato 3 gocce olio essenziale)
1/2 bacca di vaniglia (NO vanillina!)
180 g burro
8 g sale

 marmellata


Procedimento:
Anzitutto, rendiamo il burro ben morbido. Quindi, lo tiriamo fuori dal frigo la sera prima o gli diamo un giro nel microonde SENZA FONDERLO! Deve avere una consistenza a pomata e, per aiutarci, gli diamo un paio di giri con la frusta a mano.
Io ho la planetaria, ma si può fare benissimo con il Bimby o le fruste elettriche ricce. Si mettono nella ciotola tutti gli ingredienti tranne il sale e il burro. Si impasta a velocità ridotta per 8 minuti. Quando ha formato la classica palla, si aggiunge il burro un po' alla volta mentre la macchina è in movimento. Ultimato il burro, si unisce il sale e si impasta ancora per 5 minuti o finché non si ha un impasto liscio ed elastico.
Lievitare a temperatura ambiente coperto da pellicola, fino al raddoppio. Ci vorranno all'incirca 2 ore, dipende dalla temperatura del luogo. Impastare a mano leggermente e far lievitare nuovamente in frigorifero per 3 ore coperto ancora da pellicola. Trascorso questo tempo, si divide l'impasto in 4 e si formano delle palline che si stendono a dischi. Per la forma del fiore, è più facile vederlo che spiegarlo, perciò vi rimando al video.
Una volta data la forma, si spennella con tuorlo d'uovo e panna in pari quantità (è facoltativo, questa volta non l'ho fatto) e si lascia lievitare ancora per 1 un'ora coperto da una pentola o un vassoio alto. Accendete il forno a 200°, si inforna e si abbassa a 180°. Cuocere per circa mezz'ora e sfornare.

Accortezze: La ricetta che ho usato io è questa, ma potete usarne anche un'altra. Ho fatto il fiore 2 volte, la prima con il cioccolato spalmabile, ma era troppo dolce. La seconda volta ho usato marmellata di albicocche ed era deliziosa!!! Usate uno stampo più grande del fiore stesso, altrimenti non crescerà bene e verrà piuttosto cicciotto anziché avere una forma armoniosa.
Mi sa che ho detto tutto. Per domande, sapete dove trovarmi :D 

Alla prossima pasticciata!

domenica 20 ottobre 2013

Un passato che non torna


E' tanto che non posto, lo so. Tranquilli! Va tutto bene, Leo cresce benissimo e noi lavoriamo alle solite cose. Il pupo è bravo, ormai corre e fà le sue marachelle... AIUTO!!!

La torta che ho fatto la settimana scorsa ha un sapore particolare, non di gusto, ma esteticamente parlando e anche per il significato. L'ho fatta per il compleanno dei miei cognati che, seppur a distanza di un mese l'uno dall'altro, hanno l'abitudine di festeggiarli insieme. Volevo fare una torta diversa: niente pdz, niente frutta, no torte moderne cremose (che io adoro :Q_____)... gelée... robe strane... no!
Parlavo di sapore, uno antico, quello delle nonne. Fatto di cioccolato, panna, uova, burro, di cose fatte in casa. In quesi giorni è mancata la nonna di un mio amico. A dir la verità, non la conoscevo, non so neanche il suo nome, ma questo mi ha fatto ricordare le mie. Ogni nonna è speciale, ogni nonna ha qualcosa più delle altre, qualcosa da insegnare. Sono sempre disponibili, sanno tutto, ma non sanno niente. Sono sempre cariche, mettono forza in ogni cosa, hanno la volontà di andare avanti nonostante le difficoltà. Sono le mamme buone, quelle che non dicono mai di no. Quando ti lascia, sembra che ti manchi davvero una mamma.
Ogni cosa ci ricorda lei, i suoi sorrisi, le sue parole, i suoi capelli bianchi, le mani tremanti, piene di macchie e artritiche. I lavori a maglia, il suo posto nel letto, la  poltrona con il suo cuscino per tenere le spalle dritte. E poi c'è quella foto di quando eri bimbo/a in cui aveva meno rughe, meno capelli bianchi, ma lo stesso sorriso. I ricordi più vivi sono quelli in cucina. Era sempre lì, pronta a preparare qualcosa anche a mezzanotte. Tutto ciò che faceva aveva un gusto diverso... di casalingo, che non trovi più. 
La mia nonna faceva le torte speciali. O meglio, non c'era niente di speciale perché gli ingredienti erano quelli semplici (uova, burro, latte e farina), ma sapevano di buono.

Ho deciso perciò di fare una torta come le sue: pds al cioccolato, crema al mascarpone e copertura di panna con codette al cioccolato.

Le foto non sono molto belle, ma vi assicuro che era molto buona. La scritta e la decorazione in cima sono fatte con cioccolato temperato. Ebbene sì, mi sono cimentata in questa cosa nuova, grazie al Maestro Gianluca Aresu, e mi è riuscita abbastanza bene.

Il gusto era quello di una volta.

venerdì 29 marzo 2013

Non è Pasqua senza pastiera

Negli ultimi anni abbiamo imparato a vivere di convenzioni: grigliata di Ferragosto, scampagnata di Pasquetta, pranzo in famiglia a Natale, Capodanno con gli amici e dolci a Pasqua. E' vero, anche a Natale ci sono molti dolci, ma la Pasqua è diversa. A dicembre siamo presi dalla corsa al regalo (anche se la crisi ci ha fatto rallentare un po'), decisioni per cenoni e pranzi vari, tante spese, auguri a destra e manca, è tutto un correre di qui e di là fino alla Befana. E poi, mangiate, mangiate e mangiate una dietro l'altra... il fisico non ce la fa.
Pasqua è molto più tranquilla: si festeggia un giorno solo, non bisogna fare regali, le uova sono già belle pronte, il pranzo della domenica non è così impegnativo e anche il tempo aiuta a stare meglio (non per quest'anno, viste le pioggie). Il momento migliore di questa festa è il giovedì Santo, quando le donne si riuniscono per fare i dolci della tradizione. Si chiacchiera, ci si confida, si ride e a volte si litiga (può starci). 
Questo è sempre successo anche nella mia famiglia. Ricordo le pastiere, i piccilli e i panettoni che mi sono passati davanti nei vari anni. La Maestra pasticcera è sempre stata mia nonna e noi cugine l'abbiamo aiutata finché abbiamo potuto. Il panettone non è il classico natalizio, ma quello che di solito viene chiamato ciambellone e sopra la mia nonna metteva una glassa di zucchero con diavoletti e confettini colorati più ovetti. Per fare colazione la mattina della festa era buonissimo e così soffice. Non parliamo poi del piccillo! E' la pasta brioche a forma di cerchio con uova di gallina appoggiate sopra e cotta in forno (anche questa a colazione...). 
La regina della Pasqua è sempre la pastiera. Senza di lei, non è festa. Sono sposata da 8 anni e non l'ho mai fatta in casa (non ce n'è mai stata l'esigenza). Quest'anno non andremo a Battipaglia e non saliranno i miei, perciò c'era il rischio che non avrei mangiato questo dolce meraviglioso. Se devo essere sincera, non sono un'amante, ma non è Pasqua senza pastiera.






Veniamo alla ricetta. Purtroppo, quella di mia nonna è morta con lei, quindi ho cercato nel web. La ricetta di GialloZafferano mi sembrava la migliore. 

Per il ripieno:
250 g grano cotto;
2 uova intere + 2 tuorli;
350 g ricotta di pecora o mucca;
350 g zucchero;
200 g latte;
30 g burro;
 buccia di limone grattugiato;
cannella;
acqua di fiori d'arancio;
vaniglia;
canditi (io non li ho messi).
 
Per la frolla:
250 g farina;
125 g burro;
100 g zucchero; 
1 uovo intero + 1 tuorlo.
 
Prima di dare la ricetta bisogna fare alcune precisazioni. Ogni famiglia ha la sua ricetta e la cucina va sempre un po' a gusti, perciò la ricetta della pastiera è sempre un po' personale. Prima ho scritto che non ho messo i canditi perché a noi non piacciono, ma alcuni li mettono, così come il cedro candito oppure le gocce di cioccolato, altri usano l'orzo piuttosto che il grano o il riso. Invece del limone si può usare l'arancio, oppure omettere la cannella o la vaniglia. Insomma, bisogna usare anche un po' di fantasia. Alcune famiglie aggiungono la crema pasticcera. 
Altra cosa, ma vale per tutta la cucina, bisogna usare prodotti di buona qualità. Meglio evitare fialette di aromi vari, vanillina e surrogati di cibi. Utilizziamo prodotti freschi e ne miglioreremo in salute.

Per prima cosa ho fatto bollire il grano nel latte con il burro e il limone. Nel frattempo ho preparato la frolla. Nella planetaria ho sabbiato la farina con il burro freddo, lo zucchero e la vaniglia con la frusta K, per chi ha il Kenwood. Ho aggiunto alla fine le uova e i tuorli, senza lavorare troppo l'impasto. L'ho riposto nella pellicola e messo in frigo a riposare. Quando il grano ha assorbito tutto il latte, l'ho messo in un contenitore e in frigo a raffreddare. 
Ho ripreso la frolla, ne ho tenuta un po' da parte e quella più grande l'ho stesa abbastanza sottile e con questa ho foderato uno stampo da 26-28 cm già imburrato e infarinato. Accendo il forno a 200°. Con la planetaria, sbatto le uova del ripieno con lo zucchero e la vaniglia, successivamente aggiungo la ricotta asciutta e setacciata e il grano freddo. Metto il ripieno nello stampo foderato, con la frolla messa da parte, faccio delle strisce e le pongo a robi sulla pastiera. Inforno a 180° per un'ora circa. Sfornare da fredda. Meglio prepararla un paio di giorni prima di mangiarla.
 
Le foto non sono il massimo, ma la pastiera è buona!
Ripeto che questa non è la ricetta originale, ma è molto buona. Ora vi saluto e vi faccio i miei migliori auguri di buona Pasqua.
 
Alla prossima pasticciata.  
 
 

lunedì 18 marzo 2013

37 anni d'amore

Torta per la famiglia questa domenica. I miei suoceri hanno festeggiato i primi 37 anni d'amore insieme. Attualmente non tutti riescono a restare con una persona così a lungo, ma ce l'hanno fatta nonostante le difficoltà che la vita ha riservato loro. 
Ho deciso di provare a fare un dolce nuovo, qualcosa di fresco, con la frutta. Ho scelto così una charlotte con frutti di bosco, targata Montersino.

Ricetta:
ganache al cioccolato bianco e lamponi
500 g di cioccolato bianco; 
500 g di purea di lamponi

Scaldare 1/3 di purea al microonde e poi aggiungervi il cioccolato bianco tagliuzzato. Aggiungere il resto della purea e far riposare in frigo.

Per il biscotto charlotte
270 g di albume; 
250 g di zucchero semolato; 
180 g di tuorlo; 
250  g di farina debole.

Montare gli albumi con lo zucchero finché non diventano una massa ben ferma. Unire a mano i tuorli e poi la farina, girando con una spatola dal basso verso l'alto. Mettere l'impasto in un sac à poche e formare sulla teglia con carta forno dei cilindri attaccati tra di loro. Spolverare con zucchero a velo e infornare a 220° per 10 min circa. Con questa dose vengono fuori 2 teglie 30x40 circa.

Per la bagna alla vaniglia
100 g di zucchero liquido al 70%; 
100 g di acqua; 
25 g liquore di vaniglia (io ho usato Maraschino)

Mescolare tutti gli ingredienti insieme (questo è facile)


Per la finitura
1 kg crema chantilly alla vaniglia; 
200 g di lamponi; 
400 g di biscotto charlotte.

Assembliamo il dolce: tagliare una  o due (a seconda della loro lunghezza) strisce di charlotte perpendicolari rispetto alle linee formatisi e alte un po' meno del cerchio che si usa. Posizionarle tutt'intorno all'interno del cerchio. Tagliare un di rotondi di charlotte per formare il fondo della torta e uno strato intermedio. Quindi, mettere il fondo e bagnarlo con la bagna, solo il fondo! Stratificare con la chantilly e la ganache, continuando per un paio di giri. Nell'ultimo strato, livellare la chantilly e poi fare dei ricci con la sac à poche. Guarnire con la frutta.



A me non è venuta molto bella perché avevo poco tempo, perciò ho decorato con i frutti di bosco e la ganache, ma vi assicuro che è molto buona.
Nei prossimi giorni metterò altre torte.

Alla prossima pasticciata!

venerdì 21 settembre 2012

I trattori sono solo verdi!

La passione di Romeo è proprio il trattore. Io li odio (scusa Romeo :D), sarà che vengo dalla città e ora che abito in campagna non riesco ad abituarmi alla loro lentezza e alla polvere che sollevano nei campi... per fortuna non siamo tutti uguali. Se devo dirla tutta, prima di sposarmi avevo visto pochissime macchine agricole, ma ora me le trovo avanti ovunque, quindi non è stato difficile fare ricerche per la mia torta: guarda caso, nel campo di tabacco dietro casa mia qualche giorno fa hanno deciso di raccogliere il tabacco e ne ho approfittato per fare qualche fotina.
Romeo è il compagno di Stella (mia compagna di corso pre-parto) e la sua metà ha pensato bene di fargli una dolce sorpresa per il compleanno. Ho avuto libera scelta su tutto, tranne che per il gusto della torta, assolutamente niente cioccolato, e sul colore del trattore che doveva essere soltanto verde, colore legato a 2 marchi leader del settore. 





 
Ho fatto un pan di spagna 30x40 (sono stata un po' larga) inzuppatto di bagna di pesca e maraschino e farcito con crema al latte. La torta è ricoperta di pdz "incollata" con crema al burro. Lo scheletro del trattore, invece, è realizzato con uno sponge a forma di plumcake, intagliato e ricoperto di pdz. Ho scelto lo sponge perché si ritaglia meglio del pan di spagna, che è troppo morbido e friabile. Sopra ho fatto qualche segno con un attrezzo rigato per imitare le buche che i trattori lasciano nel terreno.  
Sembra che la torta sia piaciuta moltissimo e che l'abbiano spazzolata velocemente.
La prossima volta vi racconto di un mio peccato di gola in gravidanza :P

Alla prossima pasticciata!

giovedì 30 agosto 2012

L'importante è il ricordo

"Come passa il tempo che non ripassa mai, và come una Seicento" cantavano i Dik Dik. Il tempo è un'entità astratta che percepiamo solo attraverso i segni della natura: lo scorrere del giorno e della notte, l'usura degli oggetti, il passare delle ore e la crescita dei bambini. Il mio Leo ha già 2 mesi e mezzo e mi sembra di averlo guardato negli occhi per la prima volta ieri. E' stato un periodo di alti e bassi (il piccolo è stato operato per una stenosi del Piloro a soli 20 giorni), ma ora sta benissimo e cresce in perfetta salute. Ci riconosce, sente i rumori, guarda la tv (non è colpa nostra, gli viene spontaneo), tiene su la testa, osserva tutto e fà dei grossi sorrisi a chiunque. Mi accorgo che sta crescendo dai progressi che fà ogni giorno, piccoli e grandi. Il mio ciccetto....

Sarà la stessa cosa che avrà fatto  la mamma di Filippo. E' un bambino che qualche giorno fà ha compiuto 2 anni e che ho visto crescere perché mio marito è amico del suo papà. La mamma Manuela mi ha ordinato una torta fresca e carina con del cioccolato. Quindi le ho fatto la ormai famosa Quadro d'autore di Montersino con qualche modifica: al posto della gelée ho inserito uno strato di glassa al cioccolato e, visto che la chantilly al limone (da ricetta originale) avrebbe dato al cioccolato un sapore strano, l'ho fatta all'arancio. Per la frutta ho dovuto scegliere quella di stagione che si sposasse bene con il cioccolato, quindi fragole e pesche. La scritta è in cioccolato per risaltare bene sulla chantilly. Pare che sia piaciuta parecchio...


 La foto mi è stata passata da Manuela perché io mi ero dimenticata di farla, però rende bene l'idea della composizione della torta.

Facendo questa torta, pensavo che tra un po' comincerò a fare torte per il mio cucciolo, anno dopo anno, sempre diverse e sempre con un numero diverso. Anche questo è un segno del tempo che passa e non torna. I ricordi, però, non potremo mai cancellarli ed è l'unica cosa che conta. Dobbiamo goderci il momento per avere un buon ricordo in futuro.

Alla prossima pasticciata.

sabato 30 giugno 2012

La ricetta meglio riuscita.

Quella di oggi è una ricetta speciale, che ha bisogno di 2 persone e alcuni ingredienti rari per essere eseguita. Ma devo dire che è la miglior ricetta che abbia mai provato.


Ingredienti:
 
tanto amore;
buona volontà;
una tazza di pazienza;
1/2 litro di tempo;
1 kg di passione;
1 uomo;
1 donna.

Ebbene, cari amici, il 19 giugno alle 11:10 è nato a sorpresa il mio piccolo Leonardo!




E' un ometto di 3,680 kg per 50 cm di lunghezza, molto vispo, occhioni azzurri, una montagna di capelli e molto somigliante al papà. Per ora è buonissimo, anche se abbiamo cominciato a combattere con le colichette, ma stiamo vincendo noi. Di notte dorme parecchio, tant'è che devo svegliarlo per farlo mangiare (speriamo che continui così).

Per un po' dovrò fermarmi con i miei dolcetti e ricette, ma è per una giusta causa. 
Alla prossima pasticciata.

                                    Anto.
 

 

giovedì 10 maggio 2012

Un po' di fortuna a tutti

Sapete perché si dice che le coccinelle portino fortuna? Sono tantissime le storie che lo spiegano, perché ogni Paese ha la sua credenza. Anzitutto bisogna dire che il nome della coccinella deriva dal greco Kokkinòs, termine usato per indicare il colore rosso scarlatto che nell'antichità era considerato un portafortuna sia in battaglia sia in ambito medico. La maggior parte delle storie collegano questo animaletto ad ambito religioso: venne associato alla Madonna, oppure alla divinità italica Licina (dea delle partorienti, della fertilità, della bellezza e dell'amore). In Francia, la coccinella porta via le negatività e le malattia. 
Tradizionalmente, in Italia si dice che bisogna contare i punti neri sul dorso e, se sono 7, arriverà molta fortuna. In Belgio il numero dei puntini equivalgono al numero dei figli che si avranno, mentre in Svizzera si dice che le coccinelle portino i bambini (!).
Perché vi ho parlato di tutto questo? Perché la mia ultima torta aveva come soggetto proprio la coccinella, anzi 2. La piccola Emily ha compiuto 6 anni e per il suo compleanno ha chiesto una torta col suo animaletto preferito. Ho dato un occhiata in giro e mi sono lasciata ispirare da una torta che riproduceva un piccolo giardino con una coccinella molto carina al centro.







La base è uno sponge al limoncello (so che era una torta per bambini, ma in cottura il liquore evapora e resta solo il profumo del limone che è molto intenso). La crema è una chantilly al limone molto fresca e la decorazione è in pdz. La torta è piaciuta moltissimo ai bimbi, tanto che la mamma di Emily ha dovuto dividere le coccinelle grandi e piccole tra 20 piccole pesti e quindi fare pezzi microscopici. Avrei proprio voluto vederli....


Per la festa in famiglia, ho fatto un'altra torta che era abbastanza semplice, quindi non ho fatto foto.


Alla prossima pasticciata.
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